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I nomi dei soldi

I NOMI DEI SOLDI….(ATTENZIONE POST CULTURALE)
Nel nostro parlare quotidiano ci sono tanti modi per indicare il denaro. Frutto ovviamente di stratificazioni linguistiche e storiche, ma anche del fatto che le ricchezze hanno rappresentato un elemento importantissimo per il genere umano. Creando la vera differenza che il colore della pelle, la religione o gli orientamenti sessuali (e manco quelli calcistici) sono mai riusciti a fare. Il mondo è diviso in quelli con e quelli senza…i soldi. Il resto, purtroppo, spesso conta poco. In verità fermo restando che i ricchi e i poveri sono sempre esistiti, l’economia della moneta si affermò definitivamente al tramonto del Medioevo, che segnò la nascita degli stati moderni, che in qualche modo garantivano le emissioni monetarie, e coincise con la nascita di una forte classe di mercanti, che dei soldi avevano bisogno per fare affari. E allora vediamo il perché di certe parole
DENARO: antica moneta romana d’argento, in uso già 2.300 anni fa. Voleva dire dieci, perché valeva dieci assi romani
PECUNIA: in latino vuol dire bestiame. È la memoria storica e linguistica di una economia prevalentemente pastorale
SOLDI: una moneta d’oro del tardo impero romano, con la quale si pagavano i soldati. Successivamente, ai tempi della seconda guerra mondiale, era la 20° parte della lira. Per questo si diceva, in situazioni di povertà assoluta “gli mancano 19 soldi per fare una lira!!”
QUATTRINI: in Italia durante il Medioevo, era una moneta che valeva quattro denari
PICCIULI, o piccoli in Italiano era i Danari ai tempi di Carlo Magno, che erano diventati di poco valore e con poco argento ed erano la dodicesima parte del soldo
GRANA: moneta seicentesca napoletana e siciliana. Chiaro il riferimento al grano, economicamente sempre importantissimo per l’Italia meridionale
MONETA: in latino voleva dire ammonire. Infatti l’antica zecca di Roma si trovava dentro o nelle vicinanze del tempio di Giunione Moneta, cioè l’ammonitrice
LIRA: viene dal latino Libra, che vuol dire bilancia. Che era anche una unità di peso
TARI: usato anche da islamici e da Normanni in sicilia, voleva dire fresco di conio. Quindi era la nuova moneta dei tempi.
Per la patristica cristiana, infine, il denaro è lo sterco del demonio. Anche se San Paolo specifica: “l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori”. (1 Timoteo 6,10). Quindi non il denaro in sé, ma l’amore verso di esso porta rovina.

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